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APPrendiamo in movimento diventa un caso di studio internazionale

Un progetto nato in Carnia approda sulla rivista scientifica Journal of Social Work Practice

Il progetto APPrendiamo in movimento, realizzato da Cramars insieme al Comune di Tolmezzo, ai servizi sociali e sanitari del territorio e alla sezione locale del Club Alpino Italiano (CAI), è diventato oggetto di uno studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Social Work Practice (Taylor & Francis).

L’articolo, firmato dalla Professoressa Anna Zenarolla, ricercatrice di Sociologia generale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste e docente nei corsi di laurea in Servizio Sociale, analizza l’esperienza realizzata in Carnia come modello per promuovere un invecchiamento sano e attivo e per contrastare il rischio di esclusione sociale degli anziani, in particolare nelle aree montane e periferiche.

Tre leve per il benessere

Il cuore del progetto, e della ricerca, è un’idea semplice ma esigente: digitalizzazione, attività fisica e apprendimento non funzionano se restano separati. Sono tre leve interdipendenti, ciascuna essenziale al benessere ma insufficiente da sola. Per questo APPrendiamo in movimento ha intrecciato laboratori di alfabetizzazione digitale, educazione alla salute e alla corretta alimentazione, camminate guidate sul territorio e momenti di socialità, secondo l’approccio dello sviluppo di comunità basato sulle risorse (Asset-Based Community Development), che parte dal valorizzare ciò che una comunità già possiede: competenze, relazioni, reti e luoghi.

Realizzato tra l’estate 2023 e la primavera 2024 nell’ambito della Legge Regionale 22/2014 del Friuli Venezia Giulia, dedicata al contrasto dell’isolamento sociale e alla promozione dell’invecchiamento attivo, il progetto ha coinvolto un’area, la Carnia, dove gli over 65 rappresentano il 29% della popolazione, ben sopra la media regionale.

I numeri di un percorso

APPrendiamo in movimento ha coinvolto complessivamente 152 partecipanti, con un’età media di 68 anni, tra sette laboratori e otto camminate guidate, queste ultime articolate su tre livelli di difficoltà per garantire l’accessibilità a tutti.

Lo studio di valutazione, condotto su 61 partecipanti e integrato da interviste a coordinatori e formatori, restituisce risultati incoraggianti: il 73,8% delle persone ha dichiarato di aver migliorato la propria vita sociale, ampliando la rete di relazioni e partecipando a nuove iniziative; per quanto riguarda l’attività fisica, il 44,3% ne ha aumentato la frequenza e nessuno l’ha ridotta; molto alta, infine, l’utilità percepita degli strumenti digitali appresi.

Le persone al centro

Ma il dato che meglio racconta lo spirito del progetto non è in percentuale. Durante il percorso alcuni anziani più esperti hanno scelto di accompagnare i compagni con maggiori difficoltà, diventando di fatto facilitatori dei loro pari; altri, lungo i sentieri, hanno condiviso con il gruppo la propria conoscenza del territorio, della sua storia e della sua natura. È l’immagine di una comunità che impara muovendosi insieme, in cui le persone anziane non sono destinatari passivi di un servizio ma protagoniste e risorse.

Come sottolinea la ricerca, è proprio questo il contributo che il lavoro sociale può offrire: interventi integrati, radicati nella comunità, capaci di riconoscere non solo le fragilità ma anche le capacità delle persone anziane e dei territori montani.

Per approfondire

Anna Zenarolla (2026), Digitalisation, physical activity, and learning: three levers to promote older adults’ well-being and reduce their risk of social exclusion, Journal of Social Work Practice, 40(2), 301–316. L’articolo è pubblicato in Open Access ed è liberamente consultabile qui: https://doi.org/10.1080/02650533.2026.2657965

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